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Olio su Tela

Olio su tela

Nel panorama pittorico contemporaneo, così spesso dominato dalla ricerca dell'evento e dall'ossessione per la novità, l'opera di Salvatore Lanzafame costituisce un'anomalia. Non per difetto, ma per resistenza; Non cerca di "stare nel tempo" in senso cronachistico: preferisce indagare il tempo nella pittura. E questa è già, in sé, una presa di posizione critica.

Il paesaggio si definisce non per costruzione ma per sottrazione: qui il vuoto ha la stessa valenza del pieno: è pausa, respiro, sospensione; la tensione vale quanto la forma.

Nel suo riferimento esplicito alla pittura tradizionale cinese dello shan shui, introduce un'altra modalità di concepire lo spazio: non più spazialità euclidea, prospettica, ma spazio atmosferico, respirato, fluido. La pittura non delimita forme, ma lascia affiorare relazioni. È il principio taoista della non-interferenza, della coesistenza tra presenza e assenza. Sono opere che non si lasciano comprendere in un solo sguardo: vanno attraversate. Richiedono tempo, silenzio, disponibilità. Non parlano: pongono domande.

Il gesto pittorico assume una funzione generativa: è il gesto a costruire la montagna, non la montagna a determinare il gesto. L'immagine non preesiste alla pittura, ma ne è il risultato. Il paesaggio si sviluppa come un corpo, per successive stratificazioni, in un processo geologico che è, al tempo stesso, psichico. La materia non viene applicata: emerge, affiora, come residuo di un processo interno.

È importante notare che Lanzafame non assume lo stile orientale come riferimento formale, ma come logica compositiva. Il paesaggio non è uno spettacolo da osservare, ma un percorso da compiere. Si tratta, in fondo, di un'arte della transizione: tra luce e buio, tra velatura e materia, tra silenzio e gesto. È in questo campo di forze che l'immagine si costituisce.

La scelta della materia pittorica - talvolta pastosa, talvolta liquida - è sempre coerente con la struttura visiva. La densità non è espressione: è funzione. Non c'è un'estetica della pittura, ma una logica del visibile. Come nei maestri dell'informale, la superficie non è un piano su cui si posa la forma, ma il luogo in cui la forma accade.

Salvatore Lanzafame, non dipinge paesaggi, costruisce visioni che agiscono come esperienze conoscitive: sono dispositivi percettivi, in cui l'osservatore non guarda, ma è chiamato a orientarsi. E l'orientamento, in pittura, è sempre un fatto mentale.



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