Ossidazioni
Non si dà forma senza materia, e non si dà materia che non sia già tempo.
In questa nuova fase della ricerca di Salvatore Lanzafame, il tempo non è più solo la misura silenziosa del divenire, ma diviene agente attivo, principio generatore. Le superfici ossidate, bruciate, corrose - questi metalli su cui il pittore interviene come un demiurgo chimico - non ospitano la pittura: la sono. La pittura, infatti, non viene più "applicata", ma "evocata": come magma che affiora, come memoria che risale dalla crosta terrestre.
In queste lamine d'acciaio o rame dal piccolo formato, Lanzafame opera con una lucidità che non teme la disgregazione. Ogni traccia, ogni sedimentazione, ogni reazione fra pigmento e ossido è lasciata maturare come si lascia maturare un pensiero lungo: non v'è fretta, v'è ascolto. Le superfici metalliche, trattate come suolo, diventano il campo di una battaglia antichissima tra entropia e intenzione, tra casualità e gesto.
Non si tratta qui di astrazione né di paesaggio, nel senso occidentale del termine: ciò che vediamo non è una rappresentazione del mondo, ma una sua ritualizzazione. Lanzafame guarda, infatti, verso Oriente. In queste opere si avverte una sintonia ancor più profonda con lo spirito dello shan shui, dove la montagna non è un volume nello spazio, ma un pensiero che sale. Come nei rotoli cinesi, lo sguardo è libero: non un punto di fuga, ma una deriva. Non una mimesi ottica, ma una contemplazione interiore.
C'è anche, in queste lamine, una componente quasi alchemica. Il metallo è vivo, reagisce, oppone resistenza e si concede. Lanzafame non lo domina, lo accompagna. L'artista non plasma la materia, ma ne accetta l'autonomia: ne ascolta il respiro. È un'idea di pittura che non nasce dalla forma, ma dalla trasformazione.
Chi conosce la sua ricerca pittorica precedente, le grandi tele atmosferiche e stratificate, riconoscerà qui la medesima voce, ma modulata in una nuova lingua. Non più solo pittura, ma materia-pittura. Non più superficie, ma territorio. Non più rappresentazione, ma rivelazione.
Così, nel silenzio denso di queste opere, si sente la voce della montagna, dell'acqua, del fuoco. Si sente, soprattutto, la voce dell'artista che ha scelto di non parlare più per immagini, ma per fenomeni. E che ha compreso, che l'arte non è imitazione ma trasfigurazione.
About me
Olio su tela
Ossidazioni